"Ognuno di noi possiede talento innato: pochi possiedono la giusta misura di tenacia, forza ed energia, innate ed acquisite necessarie per diventare effettivamente un talentuoso; questo equivale a dire che si diventa ciò che si è: si sfoga e si esternalizza il proprio talento in opere ed azioni". (Friedrich Nietzsche)

Repubblica VIII Libro - Platone.

Quando un popolo divorato dalla sete di libertà si trova ad aver coppieri che gliene versano quanta ne vuole, fino ad ubriacarlo, accade che i governanti pronti ad esaudire le richieste dei sempre più esigenti sudditi vengano chiamati despoti. Accade che chi si dimostra disciplinato venga dipinto come un uomo senza carattere, un servo. Accade che il padre impaurito finisca col trattare i figli come i suoi pari e non è più rispettato, che il maestro non osi rimproverare gli scolari e che questi si faccian beffe di lui, che i giovani pretendano gli stessi diritti dei vecchi e per non sembrar troppo severi i vecchi li accontentino. In tale clima di libertà, e in nome della medesima, non v'è più rispetto e riguardo per nessuno. E' in mezzo a tanta licenza, nasce, si sviluppa, una mala pianta: la tirannia.

domenica 31 dicembre 2006

I docenti pubblici e l'affare delle lauree online

Il boom conquista anche professori celebri.
Undici le università su Internet e dietro l'ultima nata si nasconde il Cepu Slogan ingannevoli e denunce.

«Dottor Figus, lei dove ha studiato?». «Al Cepu». «Chiaro! Come mai non si sveglia, il paziente?» La scenetta di Tel chi el telùn era solo una delle tante in cui Aldo, Giovanni e Giacomo hanno scherzato per anni sul più famoso centro che «aiuta» gli studenti a studiare. Anche nell'ultimo film dei tre, Anplagghed, i protagonisti sono «un robot, un terrone e un ingegnere positronico laureato al Cepu». Un gioco: non ci si laureava, lì. Fino a ieri, però: dietro una delle 11 università telematiche autorizzate da Letizia Moratti, alcune un attimo prima di lasciare il ministero, c'è infatti (sorpresa!) anche una creatura clonata dalla società diventata celebre grazie a un martellante spot con Alex Del Piero. Che tra poco, se il ministro Fabio Mussi non si metterà di traverso, potrà finalmente far tutto in casa: lauree comprese. Capiamoci: non è che il Cepu sia il primo centro del genere a portare a compimento il «ciclo produttivo». L'aveva già fatto «Universitalia», che campeggia su Internet e sui giornali con slogan che ricordano i «sette chili in sette giorni». Questo diceva infatti uno spot: «Dieci esami in dieci mesi!» Poi corretto (massì, abbondiamo) in un trionfante: «Undici esami in dieci mesi!». Per essere ancora più «gajarda», la home-page del sito mostra anzi una bella ragazza che impugna bellicosamente i guantoni e colpisce con un sinistro la scritta: «Esami, usa il metodo forte». Il tutto in linea con uno dei protagonisti, Stefano Bandecchi, ex paracadutista, amministratore unico della Edizioni Winner che della Universitalia è azionista al 50%. Metodi forti, metodi spicci. Basti ricordare che poche settimane fa Sara Nardi, una dei responsabili dell'istituto, è stata rinviata a giudizio dal pm romano Giuseppe Corasaniti per aver ingannato una ragazza con la proposta contrattuale «soddisfatto o rimborsato». Seccante. Come seccante fu il coinvolgimento due anni fa nell'inchiesta della procura di Verona su un giro di "diplomi facili", di Alfredo Pizzoli, oggi amministratore unico dell'Isfa, uno dei soggetti che controllano il Consorzio Risorse Umane, da cui è stata originata, appunto, la Unisu: Università telematica delle Scienze umane. Tutto corretto? Sotto il profilo legale magari sì. Ma anche uno dei docenti, Giuseppe Castorina, ordinario di Inglese alla Sapienza e presidente del comitato tecnico organizzatore dell'ateneo, ha detto al Corriere dell'Università e del Lavoro: «Sapevo che Winner fosse tra i finanziatori del Consorzio ma non che Winner fosse anche Universitalia. Il conflitto d'interessi? Indubbiamente la situazione è equivoca». Dotata di un comitato tecnico organizzatore presieduto da Umberto Margiotta, ordinario di pedagogia alla Ca' Foscari, la Unisu ebbe il via libera dalla Moratti il 10 maggio scorso, un mese dopo la sconfitta della destra e pochi giorni prima che Letizia passasse le chiavi del ministero al successore. Nella banca dati del ministero, per quanto quei numeri vadano presi con le pinze, non risulta avere neppure un docente di ruolo. Zero carbonella, per dirla alla romana. Le facoltà tuttavia sono quattro: Giurisprudenza, Economia, Scienze politiche e Scienze della formazione. Un miracolo? No. Almeno sulla carta. Nell'Università italiana (a differenza che negli ospedali) non esiste infatti alcuna norma che regoli le pretese di un docente di un ateneo pubblico di lavorare anche per uno privato. Certo, Mussi ha già annunciato di volere cambiare al più presto queste regole perché «non sta né in cielo né in terra che un dirigente della Fiat possa lavorare anche per la Renault o la Bmw». Ma per adesso la situazione è questa: centinaia di docenti sono a carico dello Stato (dallo stipendio agli assegni familiari, dalle ferie ai contributi pensionistici per una media da 150 a 180 mila euro l'anno lorde, un ordinario) come dipendenti pubblici e arrotondano con le accademie private. In particolare le telematiche. Una delle quali, la Uninettuno, che peraltro passa per essere una delle più serie (Economia, Giurisprudenza, Ingegneria, Lettere e Psicologia e un assetto societario che vede in prima fila il Consorzio Nettuno di cui fanno parte anche l'ex ministro dell'Istruzione Giancarlo Lombardi e l'ex direttore generale della Rai Franco Iseppi) ha un docente pubblico addirittura come rettore: Amata Maria Garito. Ordinaria di psicologia alla Sapienza e grande amica di Prodi, che proprio a casa sua attese il 10 aprile i risultati elettorali.
Il fatto è che nell'affare delle università telematiche hanno tentato di buttarsi in tanti. Ovvio: gli studenti fanno tutto in Internet (lì scaricano le lezioni registrate dei docenti, lì trovano le esercitazioni da fare, lì partecipano ai forum didattici, lì "chattano" con la controparte) e possono teoricamente vedere questo o quel «prof.» solo il giorno dell'esame. Quindi basta una sede neppure troppo grande, un po' di professori part-time, uno staff che abbia dimestichezza con Internet ed è fatta. Senza alcuna necessità di investire decine di milioni di euro. Ed ecco la Telematica universitas mercatorum, costituita a novembre del 2005 per iniziativa dell'Unioncamere (Presidente è Andrea Mondello, che guida l'associazione): una facoltà (Economia) e due corsi di laurea triennale, Management delle risorse umane e Gestione d'impresa. E poi la Pegaso (due facoltà, Giurisprudenza e Scienze umanistiche, zero docenti di ruolo in banca dati) che ha come azionisti Danilo, Raffaele e Angelo Jervolino, che già hanno interessi in vari istituti scolastici privati partenopei. E poi la Giustino Fortunato (solo Giurisprudenza, nessun docente di ruolo in banca dati) che fa capo alla fondazione Efiro di Benevento, presieduta da Angelo Pasquale Colarusso, già noto nel Sannio per una scuola privata che da molto tempo aiutava nelle rimonte scolastiche. E poi ancora la Leonardo da Vinci, zero docenti di ruolo (per la banca dati), tre facoltà (Scienze dei Beni culturali, Scienze della Formazione e Scienze manageriali) e un legame strettissimo con l'Università Gabriele D'Annunzio" di Chieti-Pescara (nota anche per un gran numero di speedy-lauree) il cui patriarca indiscusso è Franco Cuccurullo, ex-presidente del Comitato etico nazionale nominato da Rosy Bindi per esaminare il protocollo Di Bella, presidente del Comitato di indirizzo di valutazione sulla ricerca e futuro presidente dell'Istituto Superiore di Sanità. E poi ancora la Unitel (zero docenti fissi in banca dati, tre facoltà: Agraria, Architettura e design industriale e Scienze motorie ma con un solo corso di laurea attivato: design della moda) che appartiene a una società di cui fanno parte la Fondazione Renato Dulbecco (28%), l'Associazione centro interdisciplinare studi biomolecolari (12%), Mediolanum comunicazione (8%), Fininvest Servizi (8%) e sbloccata dalla Moratti l'8 maggio scorso, nove giorni prima che si insediasse il nuovo governo. Per finire con la Iul (ancora zero docenti ufficiali, una facoltà, proprietà di un consorzio con l'Università Bicocca di Milano, l'Università di Firenze, di Macerata, di Palermo e la Lumsa…), la Tel.Ma. (un docente di ruolo, Donato Limone, e due facoltà, voluta a quanto pare dal Formez e dall'Anci).
Voi chiederete: ma perché questa corsa? Il miele che attira le api, quelle buone e quelle meno buone, è la possibilità di rastrellare una quantità mai vista prima di «aspiranti dottori». Merito di quella riformetta che permette un po' a tutti di «mettere a frutto il proprio lavoro». Facendosi riconoscere, sulla base dell'esperienza accumulata come ragionieri o guardie forestali, giornalisti o vigili del fuoco, impiegati catastali o brigadieri dei carabinieri, una gran quantità di crediti formativi universitari (fino a 140, prima che Mussi imponesse un tetto massimo di 60 su 180) così da poter puntare a una laurea con pochi esami. È vero: l'hanno fatto un sacco di atenei, anche tra quelli additati come «più seri». Ma alcuni ci hanno dato dentro alla grande. Come la telematica «Marconi», che risulta avere fatto la bellezza di 30 bandi di gara per docenti ma di averne a carico due soli: il ricercatore Umberto Di Matteo (nemmeno confermato, pare) e l'ex senatore democristiano e poi aennino Learco Saporito, già sottosegretario alla presidenza del Consiglio con Berlusconi. Rettore: Alessandra Spremolla Briganti, fino a qualche mese fa ordinario a Roma Tre. Proprietà: la Fondazione Tertium. Facoltà: Lettere, Giurisprudenza, Economia, Scienze e tecnologie applicate, Scienze della formazione, Scienze sociali. Amatissime, stando alla raffica di convenzioni sbandierate su Internet, da un sacco di associazioni di categoria. «Avevamo la fila alla porta di gente che voleva laurearsi e ci proponeva mille o duemila iscritti a botta», spiega Francesco Paravati, responsabile del marketing della Uninettuno che quasi si vanta di avere solo 600 iscritti contro gli oltre quattromila della Marconi. Il delegato di un gruppo di agenti di custodia, racconta, "arrivò a dire chiaro e tondo: la laurea ci serve solo per passare di grado. Non daremo fastidio a nessuno, non faremo danni usandola. Le altre ci riconoscono cento, centodieci crediti… Perché voi no?».
Restava il giallo su chi stesse dietro l'undicesima università telematica, la E-Campus, approvata il 30 gennaio scorso. Di chi poteva essere? E perché la proprietà aveva ritenuto opportuno starsene nell'ombra dietro due finanziarie? Finché, passin passino, siamo arrivati a capo del mistero: dietro c'è, come dicevamo all'inizio, il gruppo di Francesco Polidori, fondatore del Cepu. Come mai tanta riservatezza? Chissà, perché forse qualcuno al ministero avrebbe potuto ricordare non una ma quattro sentenze dell'Autority per pubblicità ingannevole. L'ultima è di tre anni fa.
Gian Antonio Stella (Giornalista del Corrire della Sera)
Ecco perchè in Italia stanno aumentando i competenti (in senso prettamente ironico)....Grazie a CEPU, UNIVERSITALIA ed altre...come diceva un mio carissimo amico: (mi si scusi il modo ma, I fatti parlano e la merda vola...). L'Italia finirà allo scatafascio totale!!! Non ci sono organi che controllano e se ci sono mi vien da pensare che ci guadagnano pure loro....
Pensar bene è lecito, ma a Pensar male ci si azzecca sempre. Un qualcosa di simile lo diceva Andreotti.

sabato 30 dicembre 2006

Bagdad: Saddam Hussein impiccato all'alba.

La fine del rais: sul patibolo in manette, è morto subit.

Fonti irachene confermano l'esecuzione. Insieme all'ex dittatore impiccati il fratellastro e l'ex capo del Triibunale rivoluzionario.

BAGDAD (IRAQ) - La sentenza è stata eseguita: Saddam Hussein, ex dittatore iracheno, è stato impiccato all'alba del 30 dicembre, intorno alle 6 del mattino a Bagdad, quando in Italia erano circa le 4. La televisione di Stato irachena ha confermato l’esecuzione di Saddam Hussein, impiccato insieme al fratellastro Barzan al Tikriti e all’ex presidente del Tribunale Rivoluzionario, Awad al Bandar; tutti gli imputati erano stati condannati il 5 novembre scorso per la strage di Doujail. «La condanna del criminale è stata eseguita» è il lapifario annuncio che viene fatto in tv. La radio irachena nel frattempo trasmette preghiere e versetti del Corano.
Scene di giubilo nel quartiere sciita di Bagdad (Ap)
L'ESECUZIONE - «È stato rapido, è morto subito». Così uno dei funzionari iracheni presenti all'esecuzione di Saddam Hussein ha raccontato gli ultimi momenti dell'ex presidente iracheno. La fonte ha precisato che Saddam aveva il volto scoperto e che appariva calmo. Saddam, che aveva il Corano in mano sul patibolo, secondo alcuni racconti diffusi dopo l'esecuzione «aveva paura» di affrontare la morte. Ma il consigliere per la sicurezza nazionale Moaffaq al-Roubai, che ha assistito all'esecuzione, insieme ad altre 6 persone, ha precisato alla televisione Al Iraqiya che il condannato aveva le mani legate. «Saddam è salito con calma sulla forca, appariva deciso e coraggioso. A un certo punto Saddam ha girato la testa verso di me come per dirmi "non ho paura"». Il consigliere per la sicurezza nazionale ha aggiunto che il cadavere di Saddam Hussein sarà deposto in un luogo segreto fino a quando non sarà deciso di consegnarlo alla sua tribù o alla sua famiglia.
LUOGO SIMBOLICO - Saddam Hussein è stato impiccato a Bagdad all'interno di uno dei centri utilizzati dal deposto regime per torturare i dissidenti. Sami al-Askari, parlamentare sciita vicino al premier Nuri al-Maliki, il quale ha assistito all'esecuzione, ha detto che la sentenza è stata eseguita nel vecchio quartier generale dei servizi segreti dell'era Saddam. Il deputato ha sottolineato il significato simbolico della scelta. «L'esecuzione ha avuto luogo nell'edificio della quinta sezione dell'ex direzione generale dell'intelligence a Kadhimiyah», ha detto, dove sono stati eliminati molti nemici di Saddam.
DISORDINI - La morte di Saddam ha provocato reazioni contrastanti in Iraq. Alle scene di giubilo a Bagdad con balli e canti per strada, si sono contrapposti i violenti disordini in corso nei pressi della città di Falluja, roccaforte della ribellione sunnita. Scontri tra uomini armati e soldati americani sono scoppiati anche a Sufiya, quartiere orientale di Ramadi, località sunnita che si trova a 110 km a nord-ovest di Bagdad, dopo che manifestanti sono scesi in strada per protestare contro l'esecuzione dell'ex presidente iracheno Saddam Hussein. Lo ha riferito l'agenzia privata Aswat al-Iraq spiegando che la folla è scesa in strada in segno di protesta anche a Mossul, Falluja, Bayji e Tikrit, città natale dell'ex rais impiccato questa mattina. Manifestazioni popolari di gioia si sono invece verificate in importanti località sciite come Kut, Najaf, i sobborghi sciiti di Baghdad e Dujail, il villaggio di cui 148 abitanti furono uccisi per rappresaglia in seguito a un fallito attentato contro Saddam Hussein nel 1982. Successivamente un'autobomba è esplosa in un mercato nella città sciita di Kufa provocando, secondo una fonte del ministero dell'Interno iracheno, almeno 35 morti e 45 feriti. LE ULTIME ORE - L'esecuzione della condanna morte sembrava ormai inevitabile ma non così vicina alla sentenza come invece è accaduto. Le ultime ore sono state un frenetico rincorrersi di voci, ipotesi e smentite. Nella notte del 29 dicembre la difesa di Saddam Hussein ha cercato un estremo tentativo di allungare i tempi, appellandosi alla giustizia Usa. Ma la decisione delle autorità irachene era presa. Le prime conferme della volontà di eseguire entro poche ore erano state espresse da alcuni funzionari. Subito c'erano stati nuovi ma inutili appelli a non procedere, tra i quali quello del premier italiano Romano Prodi. Le autorità irachene, evidentemente, hanno voluto evitare di trascinare la questione-Saddam per altri giorni, nel timore di far crescere così le tensioni. Ma anche la morte di Saddam, si teme da giorni, provocherà non pochi problemi in Iraq (dove la minoranza sunnita lo considera tuttora un proprio simbolo e, da ora, martire), sia negli altri Paesi islamici. Numerose manifestazioni si erano già avute nei giorni scorsi.
30 dicembre 2006
L'ergastolo a vita in un metro per un metro sarebbe stato meglio.....ma purtroppo dillo agli sciiti e curdi!!!

venerdì 29 dicembre 2006

Le mille stravaganze degli atenei privati.

La proliferazione dei politici-docenti.
Dal prestigio della Bocconi alle università taroccate finite nel mirino dell'Antitrust Il caso del «campus» dentro un ipermercato.

Siete divorati dal desiderio di sapere cos'è «l'approccio slow all'economia distribuita e alla sensorialità sostenibile?» Peccato, avete perso l'occasione per dibatterne, al seminario organizzato qualche settimana fa e promosso dal Politecnico di Milano, da Slow Food, dall'Istituto europeo di design e dalla Domus Academy. Appassionante. Come un mucchio di altre iniziative nate dalla fantasia di quel mondo effervescente che si è sviluppato negli ultimi anni a cavallo tra università pubbliche, private, semi-pubbliche, quasi-private. Mondo che solo recentemente, dopo l'esondazione di nuovi atenei e nuove facoltà e nuovi corsi di laurea, Fabio Mussi ha deciso di arginare piantando finalmente dei paletti. Anzi, tra le tante, l'Università degli studi di Scienze gastronomiche, che come soci fondatori ha lo SlowFood, la regione Emilia-Romagna e il Piemonte, non è neppure delle più strampalate: è o non è la buona tavola una delle roccaforti dello stile e dell'economia italiani? Prosit.
FINANZIATE DALLO STATO - Certo è che a passare al setaccio il mondo universitario non statale, finanziato comunque dallo Stato con 133 milioni di euro l'anno (più i 30 dati da una misteriosa manina in Finanziaria ai collegi universitari ecclesiastici) c'è di tutto. Su 94 riconosciuti dal ministero, gli atenei di questo tipo sono 28. Dalle strane accademie spuntate dal nulla e dal profilo ambiguo, con docenti non sempre all'altezza, ai luoghi di assoluta eccellenza come la Bocconi o la Cattolica, da sempre fucine della classe dirigente del Paese. Quelli promossi da enti pubblici sono quattro, da soggetti privati 13. Più le università telematiche (undici, ma il nuovo governo ne ha bloccate altre cinque in dirittura d'arrivo) delle quali diremo più avanti. Quanti siano gli studenti, vista la contrapposta inaffidabilità delle banche dati del ministero, preferiamo lasciar perdere: troppo casino. Quanto ai docenti, che risultavano essere 2.022 al 31 dicembre 1998, sarebbero oggi (meglio: al 31 maggio 2006) 2.734. Con un aumento di 712 persone: 361 ordinari, 256 associati e 95 ricercatori. Un incremento del 35,2%. Nettamente inferiore, comunque, all'aumento esponenziale di atenei, facoltà e corsi.
UNIVERSITA' TAROCCATE - Non bastassero, nel caos hanno finito per inserirsi un bel po' di università taroccate. Creature virtuali, aperte come si apre un supermarket o una concessionaria. E metodicamente bastonate dall'Antitrust di Antonio Catricalà, che negli ultimi due anni ha messo sotto inchiesta una ventina di atenei impegnati nel «gioco del dottore», condannandone diversi per pubblicità ingannevole. Come la Libera Privata Università di Diritto Internazionale dell'Isfoa, che sbandierava sul sito di diffondere «i principi dell'Open University, programma di matrice anglosassone» e diceva di avere sedi nella Quinta Strada a New York e nel Principato di Monaco e addirittura a Nauru, in Polinesia ma poi aveva il cuore nella sgarrupata Tirana. Oppure la Cetus, allestita al piano terra di un palazzone della periferia palermitana da un «rettore» che, irritato col Corriere per una denuncia, protestò inviando una lettera così spassosamente sgrammaticata che, per la delizia dei lettori, i correttori di bozze si astennero dal metterci mano. O ancora la «Nuova Università del Cinema e della Televisione», colpita pochi mesi fa perché prospettava falsamente «la possibilità per il consumatore, di studiare presso un'università riconosciuta, con la possibilità di poter perseguire, a seguito della frequenza dei corsi pubblicizzati, un titolo quale la laurea». Alla larga.
CAMPUS-IPERMERCATO - Anche tra quelle legalmente riconosciute, tuttavia, non mancano casi da fare arricciare il naso. Come la Lum di Casamassima, un paesotto vicino a Bari, che a dispetto del nome gonfio di maiuscole (Libera Università Mediterranea «Jean Monnet») è l'unico esempio di ateneo nato grazie a un ipermercato. La sede è infatti in un Campus (due facoltà: giurisprudenza ed economia) all'interno del Baricentro. Una cittadella commerciale costruita anni fa da Giuseppe Degennaro, esponente di una di quelle famiglie baresi che s'imposero negli anni Settanta e Ottanta con lo sviluppo violento dell'edilizia. Finanziato negli anni ruggenti della ex Cassa del Mezzogiorno, assessore ai trasporti del comune, deputato Dc, presidente della Confcommercio pugliese, coinvolto in un'inchiesta per voto di scambio (un anno e quattro mesi in primo grado), eletto senatore nel 2001 con Forza Italia, Giuseppe Degennaro era, della sua creatura, anche il rettore. Morto lui un paio di anni fa, la carica è passata al figlio Emanuele. Erede pure del collegio elettorale, della presidenza del consiglio di amministrazione dell'Università, della guida dell'Interporto regionale della Puglia…
POLITICI DOCENTI - Una storia non meno interessante è quella della UKE, acronimo di Università Kore di Enna. Fortissimamente voluto da Vladimiro «Mirello» Crisafulli, l'uomo più potente dei diessini siciliani non scalfito neppure dall'inchiesta sul suo incontro filmato con un mafioso e così sicuro di sé da dire che lui, a Enna, vince «col proporzionale, col maggioritario e pure col sorteggio», l'ateneo forse non trabocca di luminari internazionali, ma di politici sì. Politico è Mirello, che sta nel Cda con la sua «licenza media inferiore», politico è il presidente Cataldo Salerno che guida pure la Provincia, politici altri due membri del consiglio quali Carmelo Tumino (deputato regionale della Margherita) ed Edoardo Leanza (idem, per Forza Italia) e politico infine è Salvo Andò, che ai bei tempi socialisti fu ministro della difesa e adesso della Kore è il Rettore. Le facoltà sono cinque: beni culturali, economia, giurisprudenza, ingegneria, scienze della formazione. Più un po' di master. Tipo: «Valutazione e autovalutazione sistemica nei processi formativi della comunicazione». Gli studenti per ora sono (mai fidarsi dei siti ministeriali) un paio di migliaia ma l'Università ha l'ambizione di arrivare l'anno prossimo a 10.500 con 174 docenti. Alla faccia di chi ha la puzza sotto il naso. Accentuata dal fatto che tre su sette dei membri del Cda (più l'Ad) sono insieme ai vertici della Ennaeuno, la municipalizzata per lo smaltimento dei rifiuti. Va da sé che, al di là delle chiacchiere sul «privato», i soldi vengono dalla Provincia, dalla Camera di commercio, da alcuni comuni, dalla Regione. Un dettaglio comune a molti altri atenei, dalla Calabria (dove la Libera Università della Sibaritide doveva nascere anni fa coi soldi «privati» della Regione, della Provincia, delle Comunità montane di Trebisacce, Rossano e Acri e di 33 comuni quali Calopezzati, Amendolara, Mandatoriccio) all'Alto Adige, dove è appunto nata la Libera Università di Bolzano per diretto interessamento della Provincia. O alla toscana Lucca, dove per iniziativa di Marcello Pera, che irrideva ai nemici bollandoli come invidiosi («abbiamo più successo della Normale e del collegio Sant'Anna») è nato a tempo di record l'Imt, una cosa un po' privata e un po' pubblica, finanziata coi soldi dell'Università di Pisa, del ministero, del Comune, della Provincia…
CONVENZIONI - Tutto bene, per carità. Tutto corretto. Tutto legale, come le convenzioni firmate da un sacco di università, da Siena alla romana Pio V˚,da Chieti amille altre, con un mucchio di associazioni e corporazioni e sindacati, dai vigili urbani ai dipendenti ministeriali, dalle guardie carcerarie ai giornalisti, che prevedevano riconoscimenti di crediti così generosi (stoppati da Mussi: non più di 60) da permettere speedy-lauree guadagnate con una manciata di esami in un solo anno. Da segnalare, in questo caravanserraglio di cose serie e insieme di bizzarrie, la politica di immagine della milanese IULM che, fondata dalla Libera università di lingue e comunicazione, conta tra i soci la Provincia, la Camera di commercio, l'Assolombarda, il Centro Turistico Studentesco… C'è di tutto. Il concorso per il progetto «Who's that girl» per dare un nome all'avatar dell'Ufficio relazioni pubbliche della Provincia. La sfida su Odeon Tivù fra la squadra IULM e una della Statale. L'accordo con Mediaset (si chiama Campus Multimedia In-formazione) per lo sviluppo della cooperazione fra Università e imprese. E la vendita online di berretti, magliette, T-Shirt col nome dell'amato ateneo. Come a dire: fatti una laurea. O almeno una felpa.
Sergio Rizzo Gian Antonio Stella (Giornalisti del Corriere della Sera)
29 dicembre 2006
Penso che leggendo questo articolo scopriamo un Italia conosciutissima dagli studenti e laureati....ed ora spero che la conosceranno maggiormente coloro che l'Università per loro libera scelta/e non..... non l'hanno mai fatta!!!
L' ennesima testimonianza di questo "Paese dei balocchi", dove la legge non la fanno i principi e valori espressi nella Costituzione Italiana, ma la fanno i potenti, gli arruffoni, i condannati.....

mercoledì 27 dicembre 2006

Pannella, sciopero della fame e della sete:

«Il governo italiano agisca subito»
«L'Italia si impegni subito e seriamente per scongiurare l'esecuzione immediata di Saddam Hussein»


Il ministro degli Esteri D'Alema: «Siamo contro la pena di morte» .

ROMA - Marco Pannella ha iniziato uno sciopero della fame e della sete per chiedere al governo italiano «di impegnarsi subito e seriamente per scongiurare l'esecuzione immediata di Saddam Hussein». Il leader radicale si è offerto di recarsi immediatamente a Bagdad «per ottenere la conversione della pena di morte in trent'anni di reclusione». Se la condanna fosse eseguita, per Pannella «il governo iracheno compirebbe un atto infame, degno di quelli che furono propri di Saddam Hussein stesso, indegno di un Paese civile e democratico». OCCASIONE - «Nel 2003, malgrado il voto ad ampissima maggioranza del Parlamento italiano per l'esilio di Saddam Hussein come alternativa alla guerra, governo e opposizione italiani non onorarono quella decisione. Saddam conobbe quella nostra iniziativa. Saddam Hussein vivo potrebbe rivelarsi strumento insostituibile e unico di pacificazione e di delegittimazione dell'esercito di bande assassine che compie impunemente stragi continue delle popolazioni irachene». Secondo Pannella «si presenta una straordinaria occasione per far esplodere nel cuore del Medio Oriente un grande atto di pace, un grande dibattito nei popoli e nelle coscienze, lo scandalo della nonviolenza come alternativa alle dittature e alla guerra».
D'ALEMA: CONTRARI A PENA DI MORTE - Il ministro degli Esteri Massimo D'Alema, da Santiago del Cile dove si trova in visita ufficiale, ha dichiarato: «Siamo contro la pena di morte, come italiani e come europei. Non è un discorso in difesa di Saddam Hussein, io difendo il principio secondo cui la pena di morte non è accettabile e quindi continuo a sperare che questa sentenza non venga eseguita».

La pena di morte è una brutalità....(ma sciiti, curdi e rispettive famiglie trucidate da Saddam chissà....nei loro panni come ci sentiremmo se favorevoli o contrari all'impiccagione...)
Ciò che mi ha portato a riportare questo articolo del Corriere della sera e il fatto che Pannella è sempre pronto allo sciopero della fame e della sete per cause giuste e non giuste (dipende dai punti di vista di ognuno di noi), ma quando farà uno sciopero per la riduzione degli stipendi e del numero di deputati e senatori del Parlamento Italiano? Sicuramente eccetto "loro e forse lui" tutti noi - comuni cittadini - ne saremmo felici....

Università, 37 corsi di laurea

Il caso della «Sapienza», un gigante con 200 «sedi» sparse in Italia.

Da Bologna a Moncrivello: i casi in tutta Italia. E il numero totale è raddoppiato in 5 anni .

C'è un Robinson disperso su un'isoletta universitaria di Forlì che non ha neanche un Venerdì con cui parlare: è l'unico iscritto al corso di Scienze della mediazione linguistica. Ma con chi può mediare, se non c'è un selvaggio con cui aprir bocca? Una solitudine da incubo.
La stessa che deve provare l'unico iscritto a Scienze storiche a
Università La Sapienza di Roma (Internet)Bologna e l'unico a Ingegneria industriale a Rende e l'unico a Scienze e tecnologie farmaceutiche a Camerino e insomma tutti i solitari frequentatori di 37 corsi universitari sparsi per la penisola. Avete letto bene: ci sono trentasette mini-facoltà con un solo studente. Poi ce ne sono dieci con 2 frequentatori, altre dieci con 3, altre quindici con 4, altre otto con cinque e altre ventitré con 6 giù giù fino a un totale di 323 «universitine» che non arrivano a 15 iscritti. Con alcune situazioni piuttosto curiose. Come quella di Termoli, che come patrono ha San Basso ma accademicamente vola alto: dal sito del Comitato nazionale per la valutazione del sistema universitario si può apprendere infatti che i ragazzi della cittadina molisana che non si sentono predisposti ai viaggi, hanno a disposizione non una ma addirittura due possibilità di diventar dottori sotto casa. La prima viene loro offerta dalla facoltà di medicina e chirurgia dell'Ateneo del Molise (29 iscritti), la seconda dalla Cattolica del Sacro Cuore di Milano. La quale, invogliata dalle nuove normative, è salita ormai a 21 sedi diverse, posizionandosi anche in metropoli quali Guidonia Montecelio (32 iscritti a medicina), Pescopagano (33), Larino (37) e Moncrivello, ridente paesino in provincia di Vercelli con 1.477 abitanti, dei quali 14 decisi a diventare chirurghi, urologi o anestesisti. Un record da dedicare al santuario del Trompone, il cui nome ha una tale assonanza con certi professoroni universitari che il destino, diciamolo, era già prefigurato. Ma un record battuto, appunto, da Termoli. Dove gli iscritti a medicina, versante Cattolica, sono sei.
Meno male: tre maschi e tre femmine. Direte: quanto costeranno, certi atenei in miniatura? Valeva la pena di incoraggiare questa moltiplicazione di pani, pesci e cattedre finendo fatalmente per abbassare il livello medio degli insegnanti, visto che come nel calcio e nella lirica non ci sono abbastanza Totti e abbastanza Pavarotti per tutti gli stadi e tutti i teatri e occorre dunque ricorrere sempre più spesso a brocchi e ronzini? E' quanto cercheremo di spiegare. Partendo da alcuni numeri. Primo fra tutti quello delle università "storiche", italiane. Erano 27, figlie di una tradizione spesso secolare, e sono rimaste tali per un sacco di tempo. Salendo poi lentissimamente, dalla metà degli anni Cinquanta in avanti, fino ad arrivare alla fine del millennio a 41. Bene, da allora (c'è chi dice a causa delle scelte del ministro «rosso» Luigi Berlinguer e a causa di quelle del ministro «azzurro » Letizia Moratti) sono dilagate. Arrivando in una manciata di anni a 78. Più «ospiti» quali l'Università di Malta, più le «private» (sulle quali avremo modo di sorridere), più undici «telematiche» sulle quali esistono dettagli piuttosto curiosi da raccontare. Totale? Quelle col «bollino» sono 94. Ma il caos è ormai tale che la somma totale degli «atenei» veri o presunti (e meno male che qualcuno è stato burocraticamente raso al suolo da Fabio Mussi come quello fondato in una palazzina di Villa San Giovanni da un certo Francesco Ranieri che la dedicò al suo omonimo nonno) è ormai difficile da calcolare. «Evviva!», esulteranno certi liberisti nostrani: tante università, tanta concorrenza. Tanta concorrenza, tanta selezione. Tanta selezione, tante eccellenze. E' vero o no che lo stesso Salvatore Settis, acerrimo nemico della proliferazione, ha scritto che in America le cose chiamate «università» sono circa quattromila e dunque noi abbiamo ancora spazio per altre sei o settecento «atenei»? Verissimo, sulla carta. Non fosse per due dettagli sottolineati dal direttore della Normale di Pisa.
Il primo è che negli Stati Uniti chi non è all'altezza si arrangia: se trova studenti che pagano la retta per andarci bene, sennò chiude. Il secondo è che il titolo di studio, lì, non ha alcun valore legale: hai preso la laurea ad Harvard? Ti assumono tutti. L'hai presa in una pseudo- università allestita da un mestierante senza la biblioteca e senza laboratori e senza docenti di un certo livello? Non ti fila nessuno. Affari tuoi, se ti sei fatto imbrogliare. E non c'è concorso dove possa giocarti una laurea ridicola per accumulare punti in graduatoria e prenderti un posto immeritato. Qui è la prima contraddizione, denunciata da Francesco Giavazzi e Piero Ichino e Roberto Perotti e altri ancora: il via libera alla moltiplicazione degli atenei senza aver prima abolito il valore legale del titolo di studio è un errore fatale. Che toglie risorse, chiedendo una distribuzione a pioggia di stampo clientelare, alle università vere. Quelle serie. Sobrie. Spesso straordinarie. Che ci fanno onore in Italia e all'estero. Che hanno già levato alta la loro protesta. E oggi sono spesso costrette a mettersi in concorrenza coi furboni. E a cedere alla tentazione di aprire in città e paesi e borghi e contrade più o meno vicine nuove facoltà e nuovi corsi di laurea. Meglio: nuovi punti vendita. Basti pensare che questi corsi (per i quali non occorre l'autorizzazione ministeriale) erano 2.444 nel 2000/2001 e alla fine del 2005 erano già schizzati a 5.400. Numero destinato a un successivo incremento (più 861) nonostante, scrive l'ultimo rapporto del Miur, «le raccomandazioni a livello centrale di procedere a una semplificazione dell'offerta». E così, se le Università sono diventate 94, le facoltà sono cresciute fino a 610 e i dipartimenti fino a 1.864 e gli istituti a 319 e i «centri universitari» a vario titolo fino a 1.269. Fino a casi abnormi come quello della «Sapienza». Che da Roma ha alluvionato di sedi e «sedine» tutta l'Italia centrale fino ad avere oltre duecento (chissà se almeno il rettore conosce il numero esatto) indirizzi postali differenti. Dove sono stati coriandolizzati la bellezza di 341 corsi diversi: dall'infermieristica a Bracciano a logopedia ad Ariccia, dalle tecniche di laboratorio biomedico a Pozzilli all'architettura degli interni a Pomezia. Per un totale (professori ordinari e assistenti e ricercatori) di 4.766 docenti. Tutti bravi come Totti? Difficile da credere. Ma certo anche tra di loro c'è chi ama giocare. Come i docenti che hanno organizzato, tempo fa, un «corso di composizione floreale per imparare a realizzare decorazioni di Natale con rametti di pino, candele e bacche colorate». E poi dicono che l'Università italiana non punta sulle specializzazioni...

Sergio Rizzo, Gian Antonio Stella
27 dicembre 2006


L'Università italiana dalla riforma ad oggi purtroppo non ha portato niente di buono....o esclusivamente: sperpero, sperpero, sperpero! Ci verrebbe da pensare solo al titolo di un libro nonchè film di qualche anno fa: "Io speriamo che me la cavo".

sabato 23 dicembre 2006

giovedì 21 dicembre 2006

Gdf: scoperti 15,3 miliardi non dichiarati

Il comandante: capillari controlli su chi ha tenore di vita ingiustificato.

Fiamme Gialle, rapporto 2006: 6950 gli evasori totali individuati, Iva evasa per 3,5 miliardi, scoperti 28mila lavoratori in nero.


ROMA - Tanti soldi evasi: quasi quanto una Finanziaria. Seimilanovecentocinquanta evasori totali e 15,3 miliardi di euro di redditi non dichiarati. Sono i dati principali della lotta all'evasione fiscale condotta dalla Guardia di Finanza nel 2006 e presentati oggi dal comandante del corpo, Generale Roberto Speciale. L'evasione dell'Iva ammonta invece a 3,5 miliardi di euro, un dato cresciuto del 40% rispetto allo scorso anno.
LOTTA ALLA CRIMINALITA' - Nel 2006 sono stati sequestrati circa 89 milioni di articoli merceologici falsificati (+28% rispetto al 2005), le persone arrestate sono state 446 e quelle denunciate 16.167. In particolare, le Fiamme Gialle hanno sequestrato 19.736.000 prodotti nel settore della moda, 23.180.000 falsi nel settore dell'elettronica e 6.758.000 giocattoli. Intensa pure l'attività nella lotta alla droga. La Guardia di Finanza ha arrestato 3.100 persone, il 17% in più al 2005. Sono state sequestrate 14,7 tonnellate di hashish e marijuana con un aumento del 67% rispetto alle 8,7 tonnellate del 2005, 2,7 tonnellate di cocaina, 0,7 tonnellate di eroina e 0,5 di sostanze psicotrope, dieci volte di più dei 44 chili sequestrati nel 2005. Per il contrasto alle scommesse clandestine e per reprimere l'utilizzo di apparecchi per il gioco non autorizzati nel corso del 2006 sono stati effettuati 2.828 interventi e sono state sequestrate 13.600 slot machines (+95% rispetto al '95).
CONTROLLI - I controlli della Guardia di finanza hanno portato alla scoperta di basi imponibili per 5,7 miliardi di euro come evasione parziale e di 2,1 miliardi di euro per quanto riguarda l'elusione e l'evasione internazionale. «Il peso dell'economia sommersa nell'ambito dell'evasione - ha detto il capo del III reparto operazioni, generale Giuseppe Vicanolo - rimane abbastanza rilevante e non accenna a diminuire». I lavoratori in nero ed irregolari individuati nei cantieri e nelle e aziende sono più di 28 mila. Nel 2007 «la Guardia di finanza concentrerá tutti i servizi di polizia economica e finanziaria su due obiettivi di massima prioritá: la lotta all'evasione fiscale e il contratto alla criminalitá economica», ha poi aggiunto il comandante generale della Guardia di finanza. Sará attuata «una decisa e sistematica azione di prevenzione e regressione di ogni forma di evasione e di elusione fiscale».
TENORE DI VITA - La Guardia di finanza concentrerà, inoltre, l'attenzione «sui paesi a fiscalità privilegiata, sulle frodi carosello e sui contribuenti iva, in particolare sui soggetti disallineati rispetto agli studi di settore e sarà realizzato un piano capillare di controllo - ha detto il generale Speciale - sui soggetti che conducono un alto tenore di vita apparentemente ingiustificato rispetto a quanto dichiarano».

20 dicembre 2006

Ecco perchè è impossibile non chiamare l'Italia "Il paese dei balocchi"...ma è veramente non difficile, ma inutile governare gli italiani?
Ma ancora non capiamo che se non le paghiamo tutti non diminuiranno mai le tasse? Chissà nel futuro cosa accadrà.....speriamo che non accada ciò che è accaduto in Argentina...un dissesto economico nazionale....